Regione Marche: il 20 giugno test IT-alert per la Diga di Castreccioni
La simulazione interesserà 14 comuni nelle province di Ancona e Macerata

La mattina del 20 giugno 2026 è previsto un nuovo test del sistema di allarme pubblico nelle Marche. Questa volta la simulazione si concentrerà sullo scenario di collasso della Diga di Castreccioni, situata tra le province di Ancona e Macerata.
Testare periodicamente IT-alert è fondamentale per verificare che in caso di un’emergenza reale le celle telefoniche presenti nell’area interessata garantiscano la copertura necessaria, ma anche per assicurare l’efficienza dei flussi comunicativi previsti dal Documento di Protezione Civile e dal Piano di Emergenza Diga (PED).
Il messaggio di test verrà trasmesso alle ore 11:20 nell'area geografica potenzialmente esposta a un'eventuale onda di piena che comprende i seguenti comuni:
- Apiro, Cingoli, Recanati, Porto Recanati, Montefano, in provincia di Macerata
- Staffolo, Filottrano, Jesi, Santa Maria Nuova, Osimo, Castelfidardo, Loreto, Numana, Sirolo, in provincia di Ancona
Il testo del messaggio di test sarà il seguente:
TEST TEST Questo è un MESSAGGIO DI TEST IT-alert. È in corso la SIMULAZIONE del collasso di una diga nella zona in cui ti trovi. Per conoscere il messaggio che riceverai in caso di reale pericolo e per compilare il questionario vai su www.it-alert.gov.it TEST TEST
Parallelamente all'invio del messaggio, sulla pagina principale del sito ufficiale di IT-alert sarà attivo un collegamento al questionario di feedback che i cittadini dei territori coinvolti sono invitati a compilare, anche qualora non dovessero ricevere alcuna notifica.
La data del test potrebbe subire variazioni in caso di attivazione dei sistemi di protezione civile regionali per allerte meteo-idro o altre emergenze.
Per “collasso di una grande diga” si intende il collasso dello sbarramento della struttura della diga stessa o la comparsa di danni alla diga o di fenomeni franosi che determinano il rilascio incontrollato di acqua, tali da indurre ragionevolmente ad ipotizzare l’accadimento di un evento catastrofico, che provoca generalmente un’onda di piena e la conseguente inondazione delle aree situate a valle. Le grandi dighe sono così regolamentate dalla Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 luglio 2014 inerente a “Indirizzi operativi inerenti all’attività di protezione civile nell’ambito dei bacini in cui siano presenti grandi dighe”.
Quando si verifica un rischio connesso alla tenuta strutturale di una grande diga si parla di “rischio diga”, che prevede quattro fasi di allerta (preallerta, vigilanza rinforzata, pericolo e collasso).
Ciascuna grande diga deve disporre di un Documento di Protezione Civile (DP) che contiene le condizioni specifiche per l’attivazione del sistema di protezione civile, le comunicazioni e le procedure tecnico-amministrative da attuare in relazione alla tipologia di allerta e di un Piano di Emergenza Diga (PED), che riporta le aree potenzialmente interessate dall’onda di piena originata dall’ipotetico collasso dello sbarramento e definisce le strategie operative e il modello d’intervento per fronteggiare una situazione di emergenza.
IT-alert si attiverebbe in caso di collasso di una grande diga, cioè uno sbarramento di ritenuta che supera i 15 metri di altezza o che determina un volume di invaso superiore a 1.000.000 di metri cubi.

In caso di reale pericolo per il collasso di una grande diga, i cellulari presenti nei comuni potenzialmente interessati dall’onda di piena riceveranno un messaggio IT-alert di questo tipo:
▪ Allarme Protezione Civile GG/MM/AA ore 00:00 – COLLASSO DIGA XYZ nel Comune di XYZ (PROVINCIA): possibile alluvione improvvisa. ALLONTANATI DAI CORSI D’ACQUA e raggiungi zone elevate. Tieniti aggiornato e segui le indicazioni delle autorità.
Si evidenzia comunque che potrebbero esserci dispositivi presenti in zone interessate dall’emergenza che non riceveranno il messaggio. Ciò è dovuto a uno dei limiti della tecnologia cell-broadcast, quello dell’impossibilità di sovrapporre perfettamente l’area che si stima come potenzialmente interessata dall’emergenza con l’area coperta dalle antenne degli operatori di telefonia che vengono utilizzate per l’invio dei messaggi.